Pensi di avere una Iperlassità dei Legamenti?
Il termine iperlassità legamentosa è usato per descrivere una condizione nella quale la mobilità di una articolazione è superiore al normale. Ciò si verifica quando le fibre di collagene che costituiscono i legamenti intorno all’articolazione di un soggetto sono più elastiche del normale (pensale come piccoli filamenti particolarmente elastici). Si stima che circa il 20% degli individui abbia una condizione di iperlassità in alcune o in tutte le articolazioni. Il motivo va ricercato nella particolare varietà di una proteina chiamata collagene che costituisce tutti i legamenti.
Non si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di una condizione patologica, ed anzi in alcuni sport come la ginnastica o la danza, l’iperlassità può rappresentare un vantaggio grazie alla ipermobilità delle articolazioni che essa consente. Tuttavia in altri casi può condurre a problemi quali dolori e affaticamento eccessivo anche dopo brevi periodi di attività fisica.
Condizioni estreme di iperlassità configurano veri e propri quadri patologici quali la sindrome di Ehlers Danlos e di Marfan , nei quali la particolare struttura delle fibre collagene comporta articolazioni iperlasse ed iperflessibili, associate peraltro a patologie di organo legate alla malattia del tessuto connettivo (problemi digestivi, vescicali, circolatori).
Quali sintomi sono associati all’iperlassità legamentosa?
Esistono numerosi sintomi che possono essere associati all’iperlassità dei legamenti soprattutto nei casi più severi:
Dolore muscolare e stancabilità: poiché i legamenti sono più elastici i muscoli devono lavorare di più per sostenere e stabilizzare le articolazioni. Ciò può portare ad un affaticamento anche dopo brevi periodi di attività fisica, con dolore che tipicamente aumenta con l’aumentare della richiesta funzionale (dolori talvolta confusi nei bambini con i cosiddetti “dolori di crescita”).
Dolore articolare: tipicamente a livello dell’arto inferiore a causa dei carichi posti su queste articolazioni.
Tendenza alle cadute ed impaccio motorio: la maggiore flessibilità e l’affaticamento muscolare possono portare a frequenti cadute, più spesso nei bambini, ma talvolta anche in età adulta.
Scarso interesse per lo sport e l’attività fisica: il dolore e l’affaticamento dopo l’attività fisica possono portare i bambini ad evitare lo sport e ad assumere uno stile di vita sedentario.
A livello dei piedi una condizione di iperlassità si associa ad una tendenza al coricamento del piede sulla sua parte interna (valgo-pronazione) che configura un quadro di piede piatto-valgo da iperlassità. Questo quadro comporta generalmente facile stancabilità e ripercussioni posturali a livello delle ginocchia (intrarotazione con sindrome rotulea) del bacino (iperlordosi lombare) e della colonna dorsale (ipercifosi). Per questo motivo questo tipo di piede piatto-valgo viene spesso corretto con un intervento mini-invasivo di posionamento di una piccola vite tra le ossa della parte posteriore del piede, astragalo e calcagno (artrorisi sottoastragalica al seno del tarso), in grado di correggere efficacemente con un piccolo gesto chirurgico l’assetto del piede.
Come si diagnostica una iperlassità dei legamenti?
Il test standard per l’iperlassità legamentosa è la valutazione in 9 punti di Beighton
Viene assegnato un punto per ciascuno dei seguenti elementi (nota: se sono bilaterali vengono assegnati due punti): estensibilità dell’articolazione del gomito e del ginocchio superiore a 10 gradi, capacità di estendere la quinta articolazione metacarpo-falangea fino a 90 gradi e capacità di opporre il pollice all’avambraccio.
A questo punteggio, va sommato l’ultimo elemento, ossia la capacità di appoggiare i palmi delle mani sul pavimento mantenendo le ginocchia distese.
Nel sospetto di alcune malattie del connettivo quali la sindrome di Ehlers Danlos o Marfan, specifici test genetici possono essere effettuati.
Come possiamo aiutare i soggetti con iperlassità dei legamenti?
Nelle condizioni di iperlassità legamentosa si ricorre solitamente al rinforzo e al miglioramento della stabilità articolare. La stabilità articolare infatti è data dall’interazione tra 3 sistemi: sistema legamentoso, sistema muscolare e sistema nervoso propriocettivo.
Si va quindi ad aumentare la forza nell’apparato muscolare e l’equilibrio nel sistema propriocettivo.
Nei soggetti con iperlassità coesiste quasi sempre una valgo-pronazione del retropiede con caduta della volta plantare i cui legamenti non riescono a svolgere il loro ruolo di sostegno.
Stabilizzando il piede, possiamo migliorare la capacità dei muscoli del piede, della caviglia e delle gambe di lavorare in modo più efficiente. Ciò può ridurre il dolore muscolare, l’affaticamento e il rischio di lesioni. Tipicamente, la stabilizzazione del piede sarà raggiunta attraverso una combinazione di calzature appropriate, plantari personalizzati ed esercizi per rinforzare i muscoli del piede e migliorare la propriocettività .

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